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La richiesta codice fiscale nel passaggio di proprietà dell’auto

Il passaggio di proprietà

Quando si fa il passaggio di proprietà per vendere o comprare un’automobile ci si può rivolgere a una scuola guida o all’ACI. Affidandosi a loro, le parti devono solo portare i documenti (c’è la richiesta codice fiscale, documento d’identità di compratore e venditore, documenti dell’auto) e lasciare che la scuola guida o l’Aci si occupino di fare i conti, comprensivi di marche da bollo, tasse e altre voci. Questo servizio non è gratuito, ma può costare dagli ottanta ai cento euro.

 

Come risparmiare

Per evitare di spendere queste somme, il venditore deve andare al Comune o alla circoscrizione o alla delegazione, per validare la firma presente sugli atti di vendita. Presentata l’autenticazione al compratore, questi deve andare al PRA per completare il passaggio di proprietà, per cui servono i documenti dell’auto e del venditore (richiesta codice fiscale e carta d’identità), una o due marche da bollo, del valore rispettivo di circa 16 e 0,50 euro.

Anche il compratore deve portare dei documenti: c’è la richiesta codice fiscale (in fotocopia), due copie della carta d’identità, una copia della carta di circolazione e il modello TT2119 (reperibile al PRA), compilato con tutti i suoi dati anagrafici e quelli tecnici dell’auto in trattativa.

 

Controllo targa e rimozione del fermo amministrativo

Il fermo amministrativo è un atto con cui Equitalia dispone che il proprietario di un veicolo a motore non possa usarlo, portarlo all’estero, demolirlo né pagarvi il bollo, se ha delle sanzioni non pagate per più di 800 euro. L’intestatario del mezzo può però venderlo e in tal caso il debito passerà all’acquirente. Per questo motivo, se si decide di comprare un mezzo a motore, è bene controllare, tramite un controllo targa e relativa visura Pra, che su di esso non gravino pendenze.

 

Le rate

Se il proprietario del veicolo dimostra la sua volontà di estinguere il debito, tramite un piano di rateizzazione, allora il fermo è sospeso e il soggetto potrà continuare a circolare con il mezzo. Questo è quanto ha deciso l’Amministratore Delegato di Equitalia, per limitare al contribuente gli effetti negativi del decreto che attua la delega fiscale sulla riscossione.

 

L’accordo

Non ha più importanza, quindi, che il debitore abbia chiesto la dilazione prima o dopo l’entrata in vigore del decreto legislativo 159 del 2015: dal pagamento della prima rata il debitore può chiedere a Equitalia l’assenso all’annotazione di sospensione del fermo al Pra che, se Equitalia acconsente, permetterà al debitore di riprendere a circolare con il suo veicolo.

Con la circolare 105 del 2016 Equitalia e il Pra hanno definito un accordo, per cercare di andare incontro ai debitori intenzionati a saldare il pagamento, secondo cui con la rateizzazione il fermo può essere sospeso. I proprietari dei veicoli fermati devono chiedere all’Agente di riscossione di Equitalia una comunicazione, che sarà rilasciata solo dopo che si sarà accertato che il debitore ha effettivamente chiesto la dilazione del pagamento, dopo il 22/10/2015, presentando tutte le cartelle che hanno portato all’scrizione del fermo e dopo la verifica che la prima rata sia stata realmente pagata. Dall’ottenimento dell’autorizzazione da Equitalia, il debitore ha 60 giorni di tempo per andare a portarla al Pra per l’annotazione di sospensione. Per velocizzare i tempi, si sta cercando anche di fare in modo che già presso Equitalia si possa chiedere la sospensione del fermo, usando il collegamento telematico dell’agenzia con il Pra. A dimostrazione di ciò, si fa presente che l’anno scorso, sul milione circa di preavvisi di fermo, le iscrizioni effettive sono state poco più di un quarto.

 

Eccezione

Se, però, il fermo è iscritto prima della concessione della rateizzazione, allora, pur essendoci la dilazione, il fermo amministrativo non può essere cancellato.

 

Verifica

Il debitore, in ogni momento di tale procedura, può chiedere una visura sul veicolo tramite il controllo targa per vedere lo stato della situazione.

 

In questo video dell’ACI si spiegano le varie procedure del fermo amministrativo.

Auto e incidenti: importanti riforme al risarcimento diretto

Da un po’ di tempo a questa parte, il governo è impegnato in una vera e propria analisi dei settori nei quali intervenire per fare delle riforme sostanziali, quello delle assicurazioni auto è uno di quelli interessati dall’attuale riforma, si vogliono cambiare alcuni meccanismi di base.
Vediamo ora nel dettaglio il disegno di legge sulla riforma dell’Rca auto, sono destinate a cambiare una serie di regole legate a questo settore, per prima cosa si parla di una modifica sostanziale al modo in cui avviene il risarcimento in caso di sinistro, il meccanismo del risarcimento dovrebbe completamente cambiare.
Non si potrà più chiedere il rimborso alla propria compagnia assicurativa, fino a questo momento il meccanismo era semplice, si chiedeva il rimborso alla propria compagnia assicurativa, questa a sua volta si rivaleva su quella di controparte, facendo in modo tale che avvenisse il risarcimento.
Ora con la modifica prevista, diventa obbligatorio per l’automobilista in caso di veicolo trovato in condizioni di danno, dover provvedere a riparare il proprio mezzo entro 60 giorni dal danno, in caso di inadempienza da parte del proprietario del mezzo, si provvederà a segnalare al ministero dei trasporti la negligenza del trasgressore.
Il ddl nasce dietro spinta e pressione dei carrozzieri di Cna Confartigianato e Casartigiani, l’obiettivo dichiarato è quello di ridurre il costo del premio assicurativo, mantenendo però inalterato il livello di qualità, l’obiettivo è quello di evitare che le compagnie assicurative, debbano costringere l’automobilista a portare il mezzo nella carrozzeria convenzionata.
Infatti in questo modo, le compagnie medesime incidono profondamente sui costi e sulla manodopera, non consentendo di stabilire con certezza in che modo il lavoro venga svolto e quali siano le ore effettive di manutenzione.
Il risarcimento diretto, avrebbe dovuto introdurre un meccanismo virtuoso nel quale i costi dovevano essere più contenuti, in realtà le cose non sono andate in questo modo, la liquidazione dell’indennizzo in futuro dovrebbe essere vincolato alla presentazione di documentazione attestante l’avvenuta riparazione.
Tra le altre cose le associazioni dei consumatori affermano che la conciliazione paritetica è un bluff delle assicurazioni, infatti è solo fumo negli occhi, dovrebbe ridurre il livello di contenzioso legale, le cose però sono andate in maniera ben diversa.

Targa auto: controllo assicurazione e nuovi sistemi ancora da omologare

Dal 18 ottobre non è più obbligatorio esporre il tagliando dell’assicurazione sul parabrezza della macchina. Questo perché è stato predisposto un sistema di telecamere che rilevano dalla targa auto se l’assicurazione è stata pagata e se è stata fatta la revisione. Almeno, il controllo sarà possibile quando gli strumenti saranno omologati.

 

Il controllo

Gli strumenti di rilevazione sono pronti a catturare la targa auto dei veicoli non in regola e a collegarsi alla banca dati dei mezzi assicurati per vedere chi non ha pagato o non ha fatto la revisione.

Passate le telecamere, le forze dell’ordine potranno disporre dei posti di blocco per fare ulteriori verifiche ed emettere eventuali sanzioni.

Oltre ai nuovi sistemi, anche quelli già esistenti come Autovelox, Tutor, Telepass e telecamere poste ai confini delle zone a traffico limitato, saranno abilitati a immortalare la targa auto anche per vedere lo stato dell’assicurazione o della revisione, oltre alle possibili infrazioni commesse al Codice della Strada (eccesso di velocità, sorpassi, passaggio con il rosso, etc.).

 

Il paradosso

Tutto pronto, quindi: strumenti nuovi, hardware e software ottimali. Eppure, ancora non è possibile usare questi strumenti, perché non sono ancora stati omologati. Se una di queste telecamere rivela un’anomalia e quindi è fatta la segnalazione sulla targa auto, non sarà possibile emettere la sanzione perché i dispositivi non sono ancora stati omologati. Quello che mancherebbe sono timbri, bolli, osservanza di regolamenti, rispetto dei codici. Burocrazia, insomma. Quindi, salvo effrazioni di altro tipo al Codice della Strada, nemmeno gli attuali, funzionanti e omologati sistemi di videosorveglianza saranno autorizzati a emettere multe in caso di polizza assicurativa non pagata o revisione non fatta. Se un veicolo sarà segnalato, bisognerà inoltrare la comunicazione tramite posta ordinaria e invitare il proprietario a presentarsi per un controllo alla stazione di polizia stradale più vicina.

 

Raccomandazioni e comportamento

L’Associazione Nazionale Imprese Assicuratrici ricorda che è sempre obbligatorio tenere in macchina il certificato di assicurazione, importante in caso di incidente o di circolazione nei Paesi dell’Unione Europea.

È una tutela anche per il guidatore: se i documenti che conserva in macchina attestano la regolarità della propria posizione, tale dimostrazione non potrà essere confutata dai sistemi di videosorveglianza che dovessero segnalare la targa auto.

Esistono dei siti in cui si può controllare l’avvenuto pagamento dell’assicurazione. Se il guidatore che dimostra di essere in regola con i documenti in suo possesso scopre di non comparire fra gli assicurati all’interno di questi elenchi, può farne segnalazione alla propria compagnia assicurativa ed eventualmente inoltrare un reclamo all’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni.

 

Scopo

Qual è, dunque, il motivo dell’eliminazione dell’obbligo di esposizione del contrassegno, pur rimanendo quello della conservazione dei documenti in macchina? Eliminare, o almeno, tentare di eliminare, il fenomeno dell’evasione del pagamento e punire così i “furbetti”.